giovedì 17 aprile 2014

. . . Terra dei Fuochi . . .

Gli uomini si fermarono in quelle terre, dove i monti degradavano dolcemente al mare, che si vedeva all’orizzonte. Il sole rifletteva i suoi raggi sulle onde lontane mentre un tiepido vento primaverile spirava da ovest, portandone il profumo. Il capo di quegli uomini piantò un palo nel terreno. Questa sarà la nostra casa, disse. Quegli uomini e quelle donne amarono le terre che avevano scelto e le fecero prosperare. Sudore e fatica. Soddisfazione, infine.

Un’ombra scura si avvicina alla catasta maleodorante. Vista dal basso altro non è se non un buco oscuro nella coperta stellata della notte. La luna è nuova. Solo le piccole stelle osservano la scena coi loro freddi occhi distanti. La loro luce non si riflette in quel buco nero. Fotoni che viaggiano per milioni di anni, poi lì cadono. E muoiono.
L’ombra sa che quello che sta facendo è sbagliato, perché tutto sommato se non la scuola poco frequentata, almeno anni di cartoni animati filo ecologici gli hanno posto una pulce nell’orecchio. I film, i programmi televisivi. Concetti come paesaggio, natura da salvare e inquinamento non gli sono estranei. Sa quali saranno le conseguenze del suo gesto.

Altri uomini passarono da quelle terre e le trovarono belle. Il clima caldo, il paesaggio delizioso. Gli altri uomini presero per sé quelle terre. I primi soffrirono difendendole. Alla fine cedettero.
Gli imperi sorsero e caddero. I grandi della Terra fecero ancor più prosperare quel lembo di impero. Soggiogati da quei luoghi. Forse anche per il vulcano che ne teneva a bada la superbia con la sua mole incombente. Un vulcano divino che fece sentire la sua presenza, distruggendo intere città. Ma lontano. Non lì, dove fu piantato anticamente quel palo di legno.

Però la brama di soldi è più forte e poco impiega a distruggere quelle friabili barriere morali, tanto faticosamente costruite. La sete di potere, che sembra muovere solo i cattivi dei film, è in realtà un tarlo che gli rode il cervello. Coi soldi arriveranno le belle macchine. Con le belle macchine le belle donne. Altrettanto vuote. Come lui.

Gli anni si susseguirono. I Secoli. Uomini e donne nacquero e morirono calpestando e amando quelle terre. Arricchendole di colture e culture. L’arte le fece splendere mentre la miseria serpeggiava. Come sempre i ricchi sprecavano ed i poveri morivano. Era così in tutto il mondo. Non è possibile che in quei luoghi non fosse.
Poi alcuni tra i poveri si ribellarono. Alcuni tra i poveri non vollero più soccombere al volere degli inetti che li governavano. Ma non lo fecero in nome del popolo. Non si ribellarono per gli altri. Ma solo per sé.
Con la forza presero dagli altri poveri ciò di cui avevano bisogno. Con le armi rubarono ai ricchi e ai poveri. Con il sangue crearono un loro dominio. Un’istituzione di terrore.

Il giovane uomo che genera quell’ombra nera ha un tremito lungo la spina dorsale, quando sente il verso di un uccello notturno. Una civetta forse. Il verso è come un urlo stridulo. Sembra un grido di agonia che rimbalza sui tronchi degli alberi e muove l’aria, che trema fredda. L’eco si disperde nelle dolci vallate che dividono le colline di quelle terre meravigliose abitate fin da tempi antichi da uomini forti e gentili. Purtroppo anche spietati.
Si stringe nelle spalle e pensa. Il pensiero suo è selvaggio e incostante. Gli viene in mente l’abbraccio di sua madre, che gli manca. La teglia di pasta al forno delle domeniche passate in famiglia, quando l’odore della cucina lo svegliava e annunciava il giorno di festa. Ora non ci sono più giorni di festa. Ha allontanato l’ala protettrice della madre. Ha rinnegato il padre sempre assente. Ha voluto denaro facile. Ma non si è reso conto della disperazione che gli sta rodendo l’anima. Come ruggine.

Sopravvissero a due grandi guerre. Anzi le sfruttarono per insinuarsi nelle stanze del potere. Quei poveri ebbri di ricchezza non vollero più cederla. Volevano soldi, lusso. Divennero uno Stato parallelo accanto a quello ufficiale, che non li combatteva ma con loro volentieri mercanteggiava.
Un giorno lo Stato e questi uomini nuovi, diversi per coscienza e morale dai loro antichi progenitori, si accordarono. La follia guidò le menti.
Lo Stato avrebbe chiuso gli occhi in cambio di denaro. Loro avrebbero distrutto gli scarti dello Stato bruciandoli in aperta campagna.

L’uomo apre la tanica di benzina e versa il contenuto sul cumulo puzzolente. Poi vi getta anche la tanica. Forse bruciando quella plastica sarà il fumo meno dannoso del falò imminente.
Lo zolfo infernale prende fuoco, sfregato sulla carta vetrata della confezione. L’uomo getta la fiamma. Subito lingue alte si sprigionano da quel cumulo. La luce calda illumina un enorme discarica a cielo aperto, dove sono stati gettati i rifiuti di tutto il Paese. Scarti industriali, farmaci scaduti, veleni di ogni sorta.
Le volute di fumo nero illuminato dal basso assumono forme di demoni feroci, che mordono l’aria limpida della notte. Corrono verso l’alto, portandosi dietro i miasmi della morte.
Si disperderanno nella campagna.
Avveleneranno le piogge.
Distruggeranno le coltivazioni.

I demoni creati dall’uomo si insinueranno nell’ambiente. Diventeranno parte del territorio. Possederanno le anime, distruggeranno la carne.
Le ricche regioni del nord guardano da un’altra parte mentre la campagna brucia.

Nato dal cuore degli uomini. Di tutti gli uomini. Il Male vaga ora libero per la Terra dei Fuochi.

Autore: AGO
Sito Web: racconti-brevi.blogspot.it/