mercoledì 31 ottobre 2012

. . . Quante stanze a questa casa? . . .

E dopo aver pianto. Ho pianto da non avere più lacrime. L’ieri… anni e anni di accumulo di lacrime, anni di opprimente malinconia, dove ogni sorriso era forzato, ogni gesto controllato, ogni parola misurata… per te. Il mio cuore, lacerato, ti chiedeva aiuto… ma tu non sentivi, tu non capivi o per meglio dire tu sai solo quello che fa più piacere a te… gli altri sono un dopo. Se esiste un dopo, al di là di te! Tu sei unico e perfetto, tu sei affascinante, ammaliatore, fantastico… a tuo parere. Ecco, io sapevo e so che tu non sei così come dici… tu sei una persona egoista, egocentrica, tu sei uno che calpesta, molto delicatamente… E dopo aver pianto… con fatica, tanta fatica ho dato il latte al gatto… l’ho sempre fatto, ma oggi è stato diverso… il mio micio sapeva della fatica di tenermi su. I gesti erano lenti, faticosi anche la mano tra i capelli era stanca.
Volevo che tutto apparisse normale ma non riuscivo a raccogliere le idee… chi ero? Chi ero stata? Una donna oppressa da un amore… UNA, una qualsiasi che metteva lo smalto alle unghie, al buio… Che fatica… che malinconia, quanta tristezza nei miei anni… quanto dolore… Quante stanze ha questa casa? Sento dei confini limitatissimi, sento un grido che parte da dentro, sbatte contro le pareti e torna a me, non si allontana. “Quanti anni hai” chiedo a quella dello specchio, non risponde… ll fischio di un treno da lontano… potrei prenderlo ma non posso… il grido si è fermato alla porta, non mi lascerà passare… Tu, tra poco arrivi, sono le cinque, non dirai nulla mi chiederai se è tutto a posto io ti dirò di si … e quindi, ecco la cena all’improvviso con i colleghi… è martedì. I tuoi martedì… i miei martedì… i nostri. Oggi è martedì… ho comprato un vestito, volevo andare a una festa. Quale festa? Il gatto mi è vicino, mi guarda… una vetta di capelli mi cade su un occhio, e vedo doppio; due gatti.Io conterò fino a cento e poi altri cento… e poi… il grido è andato, lontano… senza ritorno. Sei qui. Non apro.

Autore: Vella Arenaa